L'amore del nome

di Emanuele Lo Monaco, 2017

Il nome proprio porta con sé una sorta di intraducibilità; questo fa la differenza tra un nome proprio e un nome comune. Quest’ultimo, infatti, esprime qualcosa sul contenuto di un oggetto, rendendone possibile l’identificazione, ma non ci dice nulla sulla sua particolarità. Se è vero che il nome proprio è quel punto di ormeggio che veicola la costituzione del soggetto, è vero anche che porta con sé le tracce dell’azione dell’Altro sul soggetto. Nessuno sceglie il proprio nome. Il nostro nome è sempre scelto da un Altro, che indica il segno del suo desiderio nei nostri confronti. Dare un nome al soggetto è, nella sua essenza, un atto d’amore. Essere chiamati, essere “nominati”, significa avere un determinato posto nel desiderio dell’Altro e la dinamica di questo atto spesso orienta la vita di un soggetto e concorre alla costruzione del suo fantasma. Se dunque il nome proprio è scelto da un Altro e, al tempo stesso, è connesso al processo di soggettivazione, notiamo come il destino del soggetto non possa prescindere e sia inestricabilmente vincolato alla funzione di oggetto che il soggetto stesso rappresenta per l’Altro.
Dal buio del panico alla luce dell’amore, dal grido dell’abbandono alla pace del ritrovare (e del ritrovarsi) la vita che aveva, per troppo tempo, lasciato in sospeso, Alessandra troverà una salvezza, che, nel suo caso, non può che passare attraverso le vie dell’amore del nome.
Ecco quali sono alcuni dei compiti fondamentali di un’analisi e i doni che essa può offrire: dare un nome al soggetto, favorire il processo di soggettivazione, promuovere la singolarità dell’esperienza, umanizzare una vita.

IRPA Milano

D.D. 12/10/2007 - G.U. n. 248 del 24/10/2007
via Pestalozza 12/14, 20131 Milano.
tel 346.4913642

IRPA Grottammare

D.D. 15/11/2011 - G.U. n. 283 del 05/12/2011
Via G. Matteotti, 41 - Grottammare (AP)
tel. 329.8447695